Q&A: Il Tappeto nei Progetti di Architettura con Deanna Comellini

Un’intervista alla Direttrice Creativa di G.T.DESIGN su come curare l’elemento tessile nel design di interni.

Deanna Comellini G.T.Design

Nei suoi quaranta anni di attività, G.T.DESIGN ha cambiato la percezione del tappeto contemporaneo, da semplice accessorio ad elemento essenziale nel design di interni.
La Direttrice Creativa Deanna Comellini, che lavora a fianco di architetti e designer d’interni integrando i suoi tappeti bespoke nei loro progetti, spiega come li aiuta a realizzare la loro visione.

Quando collabori a un progetto di architettura come raccogli gli elementi essenziali che ti permetteranno di integrare la parte tessile?

Solitamente cerco di sviluppare la collaborazione attraverso il dialogo e lo scambio con gli altri designer e professionisti in questione. Comprendere la visione del progettista risulta necessario per apportare un contributo coerente ma anche sostanziale, che possa quindi accrescere il progetto originario. È importante saper guardare e leggere un progetto ‘tra le righe’, ma anche saper ascoltare le parole e il racconto dei suoi ideatori. Infine, lo scambio diretto con il committente finale, nei casi in cui è possibile, si è sempre dimostrato altrettanto importante.

Come riesci a trasmettere con i tappeti la visione di un altro designer?

La mia ricerca generalmente si sviluppa sempre dall’interazione, dall’immaginario e dalle emozioni che si associano all’esperienza dei diversi materiali. La dimensione fisica dell’oggetto è importante quanto la sua relazione all’interno dell’ambiente che lo circonda, per cui è necessario ricercare una coerenza tra le visioni. In generale la cosa più importante mi sembra quella di riuscire a creare il giusto equilibrio, cercando l’eleganza anche nei progetti più complessi.

In che modo G.T.DESIGN personalizza i suoi tappeti per diverse superfici, da progetti residenziali e commerciali ad aree pubbliche e a yacht privati?

Gli oltre quarant’anni di ricerca a tutto campo nel mondo del tappeto contemporaneo e nel tessile d’arredo ci pongono nella posizione di poter offrire a chi si affida a noi una cura e un’expertise uniche. Abbiamo sviluppato tecniche capaci di essere altamente performanti ed adattabili alla complessità dei progetti (per esempio riguardo lo sviluppo di forme e dimensioni inedite), in quanto uniscono tecnologie all’avanguardia, come il digital printing con l’unicità dell’handmade e dell’artigianalità, caratteristiche storiche di G.T.DESIGN.

Puoi raccontarci come hai scelto i tappeti degli interni degli appartamenti modello di Broome di Renzo Piano New York?

Per questo progetto, abbiamo selezionato tappeti e superfici tessili che si abbinano alla palette austera dei materiali usati nel palazzo e nei suoi interni, come la pietra, il legno di quercia bianco, il vetro e il cemento, perché ne risaltano la naturale bellezza. Tra le collezioni incluse per le aree living e notte, il funzionale Paglietta, che unisce una fibra antica come la iuta a un lucente filato performante; la superficie morbida e vellutata della trama di lana grossa combinata alla leggerezza del bambù di Boom; e il modello Textures di pura lana vergine, proposto anche in versione metallizzata. Per i bagni, sono usati i tappeti Stairs Lino, la cui naturale brillantezza delle fibre di lino appunto, crea eleganti nuance di colore. Le tonalità calde e tenui delle superfici tessili, come il fango, l’ocra e le gradazioni di grigio, sono complementari all’arredamento moderno e accogliente degli spazi.

Com’è stata la collaborazione con lo studio Hadid sul progetto One Thounsand Museum a Miami?

Ho sempre immaginato il tappeto come elemento primario dell’abitare. Gran parte della mia ricerca progettuale si è ispirata a questo concetto. In One Thousand Museum, il tappeto diventa un elemento importante del progetto, assieme a pavimenti e infissi. È stata una grande soddisfazione avere avuto l’opportunità di conoscere da vicino la filosofia di una delle figure più interessanti dell’architettura degli ultimi trent’anni. Mi piace pensare che l’idea di questo ‘progetto tessile’ derivi da una sensibilità comune e forse prevalentemente femminile.
La collezione Fluid di G.T.DESIGN è stata integrata in varie are comuni del piano terra e della Sky Lounge. I tappeti, completamente incassati nella pavimentazione, sono stati realizzati su misura per riflettere gli interni e i mobili di design organici e futuristici di Zaha Hadid. Le pavimentazioni della lobby e degli uffici hanno un motivo ad onda, mentre il tema geometrico di rombi e canne delle superfici della Sky lounge, incluse la sala da pranzo e il teatro, riprende il design della straordinaria struttura architettonica dell’edificio di Hadid. G.T.DESIGN ha inoltre creato gli elementi tessili dei due appartamenti modello con una curata selezione di pezzi delle loro collezioni: fra cui In-Touch, In-Canto, Kama e Stairs Lino.

Quali sono i progetti che ti hanno dato più soddisfazione?

A volte anche i piccoli progetti residenziali possono dare molta soddisfazione; c’è più dialogo con il committente finale, che risulta sempre molto proficuo per la costruzione di una visione dello spazio autentica.
Avere una relazione diretta con chi vivrà l’abitazione è un’opportunità preziosa che ti dà la possibilità di andare più a fondo nel processo di progettazione. Spesso questo rapporto uno a uno è molto creativo e designer e committente si ritrovano a volte ad inventare insieme.
Quando puoi progettare una casa intera c’è qualcosa di speciale, da un lato si creano risultati davvero personali e posso dire che non esista un progetto residenziale uguale ad un altro, poi si lavora bene su una visione coerente di insieme e infine ci si può sbizzarrire sulla complessità da raggiungere, giocando con le ricche collezioni di tappeti che la nostra esperienza ci rende possibile proporre.

Un architetto che non c’è più con cui avresti sognato collaborare?

Ce ne sono tanti fra i maestri, da ognuno ho appreso qualcosa, ma due in particolare avrei voluto conoscere. Mies Van Der Rohe per la sua visione “less is more”, infatti io credo che l’eleganza si ottenga “sottraendo” piuttosto che “aggiungendo”. Pratico costantemente nel mio lavoro la sua idea di un ordine cercato e non imposto. E Carlo Scarpa, perché condivido la sua idea di progetto, in cui ogni elemento è parte fondamentale e insostituibile di un insieme che ne costruisce la magia.

Infine, una regola d’oro agli architetti su come scegliere i tappeti per i loro progetti di interni?

Il mio consiglio è di pensare ai tappeti come se fossero delle aree verdi all’interno della casa – come luoghi di ristoro, di svago e di rigenerazione dell’ambiente, usando perciò lo sguardo dell’urbanista. Questo sguardo nuovo estenderebbe la visione del tappeto da semplice ‘complemento d’arredo’ a un’‘area’ di spazio essenziale, e la visione della casa, da ambiente circoscritto a luogo concepito nel suo ambiente circostante.