Deanna Comellini 2017-11-13T12:00:38+00:00
Deanna Comellini designer - GT Design

Deanna Comellini

Non so se Deanna Comellini conosce le artiste Lygia Clark, Lucy Orta e Andrea Zittel, eppure è loro compagna di strada nell’esplorazione del rapporto tra il corpo e l’abitare. Nel considerare l’abitare una condizione dell’esistere, un essere sulla terra, come diceva Martin Heidegger. Lygia Clark e suo marito Helio Oiticica lavoravano nel Brasile postcoloniale. Le loro opere attorno al corpo e all'”essere sulla terra” brasiliana si materializzavano in abiti percettivi che mettevano in relazione gli individui attraverso il tatto; in abiti dove rifugiarsi per ritrovare l’identità espropriata dal colonialismo. Lucy Orta, che non fa mistero di rifarsi all’opera della Clark, costruisce con tecniche d’alta sartoria abiti rifugio, anche collettivi, pensati per i senza fissa dimora metropolitani. Abiti/abitazioni che stabiliscono relazioni tra l’essere sulla terra degli esclusi. Andrea Zittel crea unità abitative, tagliate addosso ai suoi bisogni e alla sua sensibilità, che nascono come estensione dell’abito, inteso come uniforme. Il primo passo nella direzione delle unità sono stati i tappeti abitativi, destinati a ricreare sul pavimento le tradizionali funzioni dell’abitare. Deanna tesse tappeti che hanno le vibrazioni dell’atmosfera, l’arsura della terra, le morbidezze dei muschi, la lucentezza delle acque, il calore del sole, il saettare delle fiamme. Tappeti che sono terre sulle quali essere, che sono idee di abitare. Tappeti che hanno il colore delle stagioni per ristabilire un legame tra il corpo e la natura, per ricreare quell’originaria idea d’abitare che è l’essere sulla terra. Non sono decorativi, non sono arredi: sono porzioni di terre, vicine e lontane, fertili e riarse, che rendono l’abitare un viaggio, che lo riconducono alla sua origine nomadica. Deanna tesse tappeti che diventano corpi, irregolari, imperfetti, instabili, fragili, da abbracciare, ai quali allacciarsi per ritrovare l’ebbrezza del contatto, il sapore delle relazioni carnali. Che diventano avvolgenti e protettivi come nidi. Morbidezze dove tuffarsi, dove affogare. Deanna propriamente non disegna oggetti e non tesse tappeti e stuoie, ma esplora con la delicatezza di una mano avvezza a carezzare le materie naturali e a rivelarne i palpiti, le relazioni tra i corpi e il loro essere sulla terra. Per questo vien da pensare all’arte, alla sensibilità che hanno Lygia, Lucy e Andrea per quella condizione dell’essere che è l’abitare: un corpo, un abito, un tappeto, un’unità, uno spazio. Per questo Lygia, Lucy, Andrea e Deanna mi paiono sorelle in questo segnare i confini di un abitare connesso al corpo, alla sua condizione esistenziale. In fondo per sentirsi a casa, dovunque nel mondo, basta una porzione di terra dove lasciare il proprio calco, basta una cuccia dove rifugiarsi: basta un tappeto, basta un cuscino. E se paiono di sabbia, di muschio, di sole, d’acqua, di fuoco, di nuvole, allora sono per davvero una casa dove “essere”, liberi dai problemi dell’abitare.

Cristina Morozzi